Sa Maschera ‘e Cuaddu


Sa maschera ‘e cuaddu (NEONELI)

Sa maschera ‘e cuaddu appartiene alla categoria de “Sas mascheras limpias”, infatti, il viso è pulito o leggermente velato da trine. La tipologia del costume è chiaramente androgino, riporta sia elementi maschili che femminili (tipico della valenza Dionisiaca). Era la maschera dei ceti abbienti, questo lo dimostra la preziosità dei tessuti.
Il costume è composto da una camicia bianca, pantaloni ecrù, calze bianche e una sorta di gonnellino che cinge la vita insieme ad una fascia. Il tutto è adornato di pizzi e sonagli che tintinnano ad ogni movimento. Non solo, ricchi scialli fiorati coprono le spalle, le mani sono
avvolte da guanti e copriguanti finemente realizzati a mano. Infine, il cappello è ricoperto da un prezioso fazzoletto bianco arricchito da nastri e coccarde.
Ogni anno a Neoneli, sino alla fine dell’800, in occasione del carnevale, si svolgeva una giostra equestre. Si correva per la via del paese che dalla chiesa conduceva alla piazza, allora denominata, “s’orruga de sos ballos” e, a metà strada veniva posta una canna a mezz’aria dalla quale pendevano cibarie di ogni genere. Il premio finale consisteva in ciò che il fortunato cavaliere riusciva a toccare con la sua canna infiocchettata. Non tutti coloro che indossavano “sa maschera ‘e cuaddu” correvano a cavallo, alcuni prendevano parte esclusivamente ai balli sardi che seguivano al termine dell’esibizione dei cavalieri. Infatti, a tal
proposito, le esibizioni con i balli sardi hanno lo scopo di rieccheggiare l’atmosfera di allora.
L’associazione culturale Pietro Murgia è stata intitolata a colui che, in seguito alle sue ricerche e quelle di altri componenti, ha riscoperto in alcuni scritti, conservati nell’archivio storico di Oristano e Cagliari, la maschera. I risultati delle ricerche, le testimonianze degli anziani, i ricordi orali e le vecchie foto hanno reso possibile una ricostruzione quanto mai fedele de “sa maschera ‘e� cuaddu”.

(Ph. MATTIA MELIS)