Mamutzones

 
Mamutzones (SAMUGHEO)

Impostosi per la sua peculiare originalità, il gruppo culturale “Mamutzones de Samugheo”, si contraddistingue nel ricco repertorio etnico-culturale del carnevale isolano, per la vitalità mimico-espressiva imposta alle vesti e ornamenti indossati.
Non esiste una maschera comunemente intesa ma è l’uomo a trasformarsi, a travisare comportamenti e gesti, vestendosi con addobbi simbolo di ancestrali richiami.
Una pelle caprina, sormontata da una sapiente orchestra di campanacci, un misurato copricapo “su casiddu”, ingentilito da superbe corna caprine, costituiscono il vestiario essenziale de “su mamutzone”.
Hanno infatti appellativo di “mamutzones”, quegli uomini dal volto “Inzinzzieddau” (oscurato dalla fuliggine), che, a passo cadenzato, seguono la forsennata corsa di un altro figurante: “s’urtzu”. Questa figura, bestiale, orrida e virile, avanza dimenandosi, fino a cadere stremata dalle vergate de “su omadore”, tetro personaggio, avulso nel suo nero gabbano.
Nel ritmo meccanicistico della nascita e della morte, i “mamutzones” si chiudono a cerchio sulla vittima, “s’urtzu”, eternata da un infinito vivere e morire; così “s’urtzu” non muore, bensì, rivitalizzato, si risveglia e ricomincia la sua folle corsa.
In questa estasi fantastica è facile abbandonarsi a miti e leggende. A ciascuno la libertà di credere alle varie teorie ipotizzate. Esiste però una sicura certezza: a Samugheo, durante il carnevale, a partire dal 16 gennaio, è possibile immergersi in un brivido onomatopeico tra i più avvincenti ed emozionanti del carnevale samughese.

— con Luciano Mura e Andrea Demurtas